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lunedì 3 marzo 2014

Il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti: “Il rilancio dell’economia italiana comincia dalle piccole imprese”

Le piccole imprese sono in pole position nella corsa del made in Italy sui mercati internazionali.
A spingere i nostri prodotti sui mercati internazionali sono infatti i settori manifatturieri con la maggiore presenza di micro e piccole imprese e che rappresentano il 26,3% del totale del nostro export manifatturiero: tra gennaio e settembre 2013 dal nostro Paese sono volati nel mondo prodotti realizzati dalle piccole imprese per un valore di 72,9 milioni di euro, con un aumento del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2012.
Lo rileva un rapporto di Confartigianato dal quale emerge che le vendite all’estero dei prodotti delle piccole imprese sono in controtendenza rispetto all’andamento complessivo delle nostre esportazioni che, nel 2013, hanno fatto registrare una diminuzione dello 0,1%.
In questa tormentata fase di recupero dell'economia italiana anche la domanda estera presenta alcune incertezze: in una stima preliminare, il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che le esportazioni extra UE dell’Italia di gennaio 2014 segneranno una flessione del 2,7% rispetto a gennaio 2013.
In questo contesto turbolento, a tenere alta la bandiera made in Italy nel mondo sono le piccole imprese soprattutto con i prodotti in pelle che mostrano un aumento del 7,1% del valore delle esportazioni. Bene anche il settore alimentare (+5,2%), gli articoli di abbigliamento (+2,8%), i prodotti in metallo e i mobili (+1,8%).
Secondo il rapporto di Confartigianato, al vertice della classifica regionale per l’aumento di esportazioni di prodotti realizzati dalle piccole imprese si colloca l’Umbria con una crescita del 13,6% a settembre 2013 rispetto ai primi nove mesi del 2012.
Secondo posto per la Toscana, che registra un incremento dell’8,6%, e terza posizione per la Provincia autonoma di Bolzano che fa segnare un +8,2%. Seguono Emilia-Romagna (+5,7%), Puglia (+5,3%), Campania (+4,7%), Friuli-Venezia Giulia (+4,1%), Veneto (+3,8%), Marche (+3,2%) e Lombardia (+3%).
A livello provinciale la migliore performance per le vendite all’estero di made in Italy proveniente dalle piccole imprese è quella di Ravenna che, tra settembre 2012 e settembre 2013, ha visto crescere le esportazioni del 43,6%.
Al secondo posto della classifica provinciale per il maggiore incremento di export si colloca Piacenza (+25,3%), seguono Arezzo (+18,4%), Salerno (11,7%), Forlì-Cesena (11%), Firenze (10,6%), Perugia (10,5%), Vercelli (8,6%), Bolzano (8,2%), Alessandria (7,8%), Macerata (6,4%), Udine (6,2%), Modena (6%), Cremona (5,5%), Fermo, Belluno e Milano (tutte tre con il +5,3%).


“La vocazione all’export – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – è uno dei tanti punti di forza dell’artigianato e delle piccole imprese che, nonostante la crisi, sanno conquistare i mercati esteri con l’alta qualità dei prodotti made in Italy e costituiscono una componente fondamentale dell’economia italiana. Con oltre 4,1 milioni di aziende, che danno lavoro a 14,2 milioni di addetti, rappresentano il 94% del totale delle imprese italiane (al netto dell’agricoltura), impiegano il 58,8% del totale degli occupati e realizzano il 62,1% del valore aggiunto. Che Italia sarebbe senza le piccole imprese? E’ ora di pensarci e di passare ad azioni concrete per liberare le piccole imprese dai troppi costi e dai troppi ostacoli che ne comprimono le potenzialità. E’ ora di cambiare. Se si vuole davvero uscire dalla crisi e rilanciare la nostra economia, bisogna iniziare a valorizzare il patrimonio produttivo delle piccole imprese italiane”.

giovedì 20 febbraio 2014

Un popolo di P.IVA in Piazza a manifestare

Le imprese sono  in attesa da troppo tempo di una ripresa che sembra non arrivare mai,  troppe ormai sono state le volte che si è gridato ed urlato che siamo oltre la crisi. Tantissime sono state le occasioni alle quali abbiamo chiesto  azioni concrete e rapide e non più promesse elettorali che svaniscono il giorno dopo.
Ognuno di noi nelle proprie Associazioni e nelle rispettive Provincie viene allarmato dai segnali che pervengono dalle troppe imprese che ogni giorno chiudono.

Era inevitabile unirsi in un grande grido che ha portato in Piazza del Popolo i 60000 imprenditori da tutta Italia animati dalle rispettive Associazioni di categoria unite oggi a Rete Imprese Italia Confartigianato, CNA, Confcommercio, Confesercenti e Casartigiani.
Si è capito sin da subito che sarebbe stata una grande manifestazione, in quanto ogni giorno arrivavano nel nostro ufficio testimonianze di solidarietà e voglia di partecipazione. La nostra Associazione non poteva mancare ad un appuntamento cosi importante e sentito da tanti artigiani e imprenditori , non potevamo esimerci dal grido di adunata che è sfociato in un grande bagno di folla di Partite IVA.
Uniti alle altre delegazioni della Puglia anche la Confartigianato di Brindisi si è fatta ben sentire radunando e portando in Piazza tantissimi associati.  Abbiamo condiviso gli interventi dei Presidenti  nazionali che si sono alternati sul palco e si sentiva nell’aria la rabbia del popolo degli imprenditori ogni qual volta venivano toccati gli argomenti che sono ormai sin troppo conosciuti e discussi in tutte le nostre riunioni di categoria.
Non c’è più necessità di parlare con concetti economici incomprensibili , quello che ormai si chiede a voce alta sono richieste chiare e dirette che vanno in una sola direzione, salvare le microimprese da una tassazione ormai insostenibile, da un credito sempre più scarso, da poche risorse per lo sviluppo e da una burocrazia assurda e farraginosa che strozza le imprese  e mette un tappo alla nascita e crescita di un sistema che non chiede niente a nessuno ma si autoalimenta di risorse proprie e con il duro lavoro ed il carico di responsabilità degli stessi imprenditori.
Questa iniziativa è stata promossa per esprimere il profondo disagio delle piccole imprese italiane stremate dalla crisi economica e da condizioni di contesto che comprimono le potenzialità del tessuto produttivo.
Gli imprenditori erano  in piazza a testimoniare che dal futuro delle loro aziende dipende il futuro del Paese. Al tempo stesso si è voluto  sottoporre all’attenzione della politica alcune proposte  attuabili rapidamente, che possano ripristinare un clima positivo e di maggior fiducia nel futuro  come ad esempio, fare la riforma fiscale, far ripartire le imprese e uscire dell’emergenza occupazionale, proseguire l’azione delle semplificazioni, innovare il sistema dei trasporti e della logistica, ridurre i costi energetici ma anche abolire il Sistri e favorire più facilità nell’accesso al credito.
La manifestazione  è l’occasione per dare visibilità alle micro, piccole e medie imprese, che, nonostante le difficoltà, continuano a garantire occupazione e stabilità, ma non ricevono adeguata attenzione da parte del mondo politico ed istituzionale.


venerdì 14 febbraio 2014

IL 18 FEBBRAIO A ROMA LA MOBILITAZIONE “SENZA IMPRESA NON C’È ITALIA. RIPRENDIAMOCI IL FUTURO”. PREVISTA LA PARTECIPAZIONE DI DECINE DI MIGLIAIA DI IMPRENDITORI PROVENIENTI DA TUTTO IL PAESE


Il 18 febbraio avrà luogo a Roma, a Piazza del Popolo,  “Senza Impresa non c’è Italia, Riprendiamoci il futuro”, la mobilitazione generale delle imprese promossa dalle cinque organizzazioni aderenti a Rete Imprese Italia: Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti. E’ previsto l’arrivo di decine di migliaia di imprenditori da tutta Italia, che chiederanno con forza una svolta concreta nella politica economica del Paese. Le adesioni aumentano di giorno in giorno.
Alla manifestazione interverranno, a partire dalle ore 12, i presidenti delle cinque associazioni: Marco Venturi (Portavoce di Rete Imprese Italia e Presidente di Confesercenti), Daniele Vaccarino (Cna), Giacomo Basso (Casartigiani), Carlo Sangalli (Confcommercio) e Giorgio Merletti (Confartigianato). 
La complessa situazione politica non deve infatti oscurare il disagio profondo dell’economia reale: negli ultimi cinque anni hanno chiuso circa 1.000 aziende ogni giorno, la ricchezza prodotta dal nostro Paese è diminuita del 9%, la disoccupazione è raddoppiata, passando dal 6,4% al 12,7% per un totale di 1,2 milioni di disoccupati in più. Nel frattempo, la pressione fiscale ha raggiunto il 44,3% del PIL (e resterà sopra il 44% per molto tempo) mentre quella “legale” (su ogni euro di PIL dichiarato) si aggira intorno al 54%. 
Il mondo dell’impresa diffusa, dell’artigianato e del terziario di mercato, che rappresenta il 94% del tessuto produttivo dell’Italia e ne è il principale motore contribuendo per il 62% al valore aggiunto, chiede subito un cambio di rotta e risposte concrete per uscire da una crisi che lo ha colpito duramente: l’incidenza della tassazione sui profitti ha raggiunto il 66%, il 20% in più della media europea, mentre la burocrazia costa alle PMI 30 miliardi di euro l’anno e il credito è in calo dal 2011. Rete Imprese Italia sottoporrà all’attenzione della politica alcune proposte attuabili rapidamente, che possano ripristinare un clima positivo e di maggior fiducia nel futuro. 

Roma, 14 febbraio 2014



venerdì 24 gennaio 2014

“SENZA IMPRESA NON C’È ITALIA. RIPRENDIAMOCI IL FUTURO”. IL 18 FEBBRAIO A ROMA MOBILITAZIONE GENERALE DELLE IMPRESE

“Rete Imprese Italia lancia una grande mobilitazione nel Paese, per chiedere con forza a Governo e Parlamento una svolta urgente di politica economica. La crisi, la crescita allarmante della disoccupazione e una pressione fiscale, locale e nazionale, che anche nel 2014 rimarrà a livelli intollerabili, rischiano di prolungare i loro effetti sulle imprese, già stremate da forti difficoltà, e provocare un ulteriore impoverimento delle famiglie.” Lo annuncia il presidente portavoce di turno di Rete Imprese Italia, Marco Venturi.
Il tempo delle attese è finito. Rete Imprese Italia ha scelto di convocare per il 18 febbraio una grande manifestazione a Roma per chiedere un deciso cambio di rotta. Il mondo dell’impresa diffusa, dell’artigianato e del terziario di mercato rappresenta il tessuto produttivo dell'Italia. Dal futuro di questo sistema di imprese dipende il futuro del Paese. Per questo, le imprese vogliono esprimere il profondo disagio per le condizioni di pesante incertezza in cui sono costrette ad operare ma anche avanzare concrete proposte di rapida attuazione che possano evitare il declino economico e ripristinare un clima più positivo e di maggior fiducia nel futuro.
“Senza l’impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro” è lo slogan della manifestazione che vedrà giungere a Roma da ogni parte d’Italia le molte rappresentanze di imprenditori di Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti. Nell’occasione sarà presentato un manifesto con le proposte e le richieste di Rete Imprese Italia per un reale cambiamento economico e sociale.


Roma, 16 gennaio 2014

giovedì 19 dicembre 2013

Lettera aperta del Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti al Presidente del Consiglio Enrico Letta

Caro Presidente del Consiglio,
        nella stagione della protesta legittima e comprensibile che si manifesta in molteplici espressioni, capaci di occupare la scena e catturare l’attenzione dei media, sento il dovere di far sentire la nostra voce che, pur avendo un timbro propositivo, è spesso inascoltata, nonostante rappresenti una platea ben più vasta di quella dei movimentisti dell’ultima ora.
         Nel nostro Paese si passa con eccessiva disinvoltura dallo scandalo dei “forchettoni“ (penso alla vergognosa greppia dei rimborsi regionali) al fenomeno dei “forconi” portatori di istanze in parte condivisibili e di sentimenti diffusi di indignazione.
        Nel contempo, i soggetti che ogni giorno provano a elaborare un progetto per il Paese e per le sue imprese si vedono penalizzati e persino umiliati da una politica disattenta e spesso sorda, con il risultato che diventiamo anche noi bersaglio di una lamentazione crescente e rischiamo di perdere la nostra credibilità.
        Ne deriva un senso di frustrazione accentuato dal rito dei riconoscimenti verbali al ruolo delle PMI, ai quali non corrispondono provvedimenti concreti ed efficaci di Governo e Parlamento: per dirla in soldoni, Presidente, a volte abbiamo l’impressione che di noi si parli bene, ma ci si occupi di altri. 
        Le norme “taglia” tariffe per l’assicurazione auto offrono lo spunto per una riflessione concreta. Sono in molti a ritenere, in queste ore, che finalmente il Governo ha avuto il coraggio di rompere il monopolio delle grandi imprese assicurative che, con il loro comportamento poco trasparente, vessano gli automobilisti a suon di tariffe ingiustificate e molto più salate di quelle europee.  Addentrandoci  invece nel provvedimento, si scopre che le norme limitano la libertà di scegliersi il proprio riparatore di fiducia e di fatto consegnano migliaia di artigiani nelle mani di quello stesso monopolista, il quale avrà la forza di dettare, a suo tornaconto,  le condizioni. 
         L’elenco di questa dicotomia tra il dire  e il fare è  purtroppo assai nutrito. Ricordiamo i reiterati annunci sulla riduzione del prezzo dell’energia per le famiglie  e per le imprese, per poi accorgerci che il sistema premia la solita industria decotta che lucra il sussidio di una esenzione di imposta caricata, invece, sulle famiglie e sulle piccole imprese. Per tacere del rilancio delle PMI e la contemporanea approvazione di norme che finanziano i grandi progetti industriali e dell’accesso al credito contraddetto, nella realtà, da provvedimenti che favoriscono e garantiscono le banche. 
        Vogliamo continuare, signor Presidente?
        Predicate che è ora di tornare a difendere la qualità delle nostre produzioni nazionali, ma omettete di adottatore il principio, conosciuto anche dai cinesi, diretto a garantire il consumatore attraverso la tracciabilità obbligatoria dei prodotti.
        Non ci siamo mai tirati indietro nel fare proposte e se ora ho deciso di scriverLe è per garantire che non smetteremo di lottare per lo sviluppo e la crescita delle imprese artigiane e delle Pmi del nostro Paese, ma anche che il “resistere, resistere, resistere” pronunciato in altri tempi e contesti, ha un limite: o meglio ha il limite della pazienza degli uomini. 

Giorgio Merletti, Presidente di Confartigianato

lunedì 18 novembre 2013

Classifica di Confartigianato dei settori ‘in’ e ‘out’ tra il 2009 e il 2013

Tutela dell’ambiente, manutenzione degli impianti industriali, alimentazione guidano la classifica dei settori con il maggior sviluppo imprenditoriale in cui, dal 2009 al 2013, si è registrato un boom di 22.076 aziende artigiane, con un tasso di crescita del 7,1%.
A ‘soffrire’, invece, sono l’edilizia, l’autotrasporto e le produzioni metalliche, finiti nelle ultime posizioni di un drappello di settori che, negli ultimi 4 anni, hanno perso complessivamente 84.885 imprese artigiane, con una diminuzione del 7,6%.
La classifica dei settori in ascesa e di quelli in difficoltà è stata stilata dall’Ufficio studi di  Confartigianato e presentata in occasione della Convention della Categorie, organizzata dalla Confederazione il 15 e il 16 novembre a Roma.
Nel dettaglio, secondo la rilevazione di Confartigianato, tra il 2009 e il 2013, il record del dinamismo imprenditoriale appartiene alle aziende ‘green’ che si occupano di manutenzione di aree verdi, pulizia di edifici e cura del paesaggio e che hanno segnato il maggior aumento: 7.379 in più, con un tasso di sviluppo del 23,1%.
Al secondo posto sul podio dei settori più vitali c’è la riparazione e installazione di impianti industriali: negli ultimi 4 anni il settore ha guadagnato 5.074 aziende, con una crescita del 36,2%.
Medaglia di bronzo per l’alimentazione. Nonostante la crisi, alla qualità del cibo artigiano non si rinuncia e, così, le attività alimentari, con 485 imprese in più (1,2%), e i servizi di ristorazione, con 4.079 imprese in più (+8,9%), possono contare su un aumento di 4.564 imprese tra il 2009 e il 2013.
E’ crisi profonda all’altro capo della classifica: peggior risultato per l’edilizia che, tra il 2009 e il 2013, ha perso 17.209 imprese (-12,7%) nel settore della costruzione edifici e altre 16.445  imprese (-3,7%) nel settore dei lavori specializzati di costruzione, con una diminuzione complessiva di 33.654 imprese colpite dalla diminuzione delle compravendite, dai ritardi di pagamento, dal rialzo dei tassi di interesse.
La recessione ha lasciato segni profondi anche sull’autotrasporto, con 11.303 imprese in meno (-10,9%). Un trend negativo sul quale hanno pesato il calo dei consumi, il rincaro dei prezzi del carburante, la concorrenza dei vettori stranieri.
Al terzo posto tra i settori che hanno perso il maggior numero di aziende, la fabbricazione di prodotti in metalli: sono ‘scomparse’ 8.602 aziende, con una variazione negativa del 10,8%, messe fuori mercato dalla concorrenza internazionale e dalla volatilità dei prezzi dei metalli.
“I nostri dati – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti - mostrano i pesanti effetti della crisi su molti settori artigiani, aggravati da misure penalizzanti. E’ il caso dell’autotrasporto che, già colpito dalla crisi e dalla concorrenza sleale dei vettori stranieri, ora, in base alla legge di stabilità, si vedrebbe aumentare di 400 milioni il costo del gasolio per uso professionale. Gli imprenditori non vogliono piegarsi al pessimismo e si sforzano di innovare, investire in nuovi settori e intercettare le nuove tendenze del mercato. Ma chi guida il Paese ha il dovere di sostenerli, evitando di aggiungere all’impatto della crisi, gli effetti di provvedimenti penalizzanti”.
Roma, 16 novembre 2013

giovedì 7 novembre 2013

31 miliardi l’anno bruciati dalle imprese in adempimenti amministrativi Confartigianato dà il via all’Osservatorio anti-burocrazia. On line sul sito www.confartigianato.it

30,98 miliardi l’anno: è il costo annuo degli adempimenti amministrativi a carico delle imprese italiane. Un onere enorme, pari a 2 punti di PIL, e che, su ciascuna azienda, pesa per 7.091 euro l’anno. L’insostenibile pesantezza della burocrazia confina l’Italia al 73° posto, tra i 185 Paesi del mondo, nella classifica internazionale sulla facilità di fare impresa.
Questi costi potrebbero diminuire di 8,49 miliardi, pari al 29% in meno, se venissero attuati i provvedimenti di semplificazione varati tra il 2008 e il 2012.
Norme che dovrebbero alleggerire costi e vincoli burocratici in materia di lavoro e previdenza, fisco, privacy, appalti, ambiente, edilizia.
Ma gli effetti di questi provvedimenti sono ancora tutti da dimostrare. Confartigianato ha quindi deciso di misurare la reale efficacia per gli imprenditori di queste leggi di semplificazione e individuare nuovi interventi di sfoltimento della giungla burocratica. Per questo da oggi, sul portale di Confartigianato www.confartigianato.it è attivo l’osservatorio ‘Follia burocratica? Raccontaci la tua’.
Uno spazio nel quale gli imprenditori possono raccontare le loro esperienze, denunciare le loro storie di ordinaria follia burocratica. In pochi click, si può compilare un questionario, segnalando le complicazioni che rendono difficile l’attività produttiva.
La consultazione resterà attiva fino al 31 gennaio 2014 e le segnalazioni degli imprenditori verranno raccolte in un rapporto finale di proposte che sarà presentato al Governo e al Parlamento.
“La nostra iniziativa – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – serve a monitorare quanto degli impegni per semplificare la vita degli imprenditori si traduce in realtà. Di leggi anti-burocrazia ne esistono anche troppe. Bisogna soltanto applicarle e farle rispettare. controllarne l’effetto, verificare il risultato percepito dalle imprese. Non fate nuove leggi, ce ne sono già tante, fate funzionare quelle che esistono. Insomma, per abbattere il mostro della burocrazia, bisogna semplificare la semplificazione!”.


Costi amministrativi annui per le PMI
Milioni di euro-93 procedure ad alto impatto-monitoraggio tra il 2007 e il 2012
Ambito
Costo totale
Lavoro e Previdenza
                                        9.940
Sicurezza sul lavoro
                                         4.600
Edilizia
                                         4.440
Ambiente
                                         3.410
Fisco
                                         2.760
Privacy
                                         2.590
Prevenzione incendi
                                         1.410
Appalti
                                         1.210
Paesaggio e Beni Culturali
                                            620
TOTALE
                                       30.980
Costo per imprese fino 250 addetti (euro)
7.091
Costo per le imprese per ciascuna procedura ad alto impatto (milioni)
333
Costi sul Pil (%)
2,0
Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Dip. funzione pubblica-Ufficio per la semplificazione




venerdì 4 ottobre 2013

Il made in Italy in ripresa sui mercati esteri: nel 2013 export manifatturiero a 178 miliardi

E’ un 2013 con segnali positivi per l’export made in Italy quello che emerge dalla rilevazione condotta dall’Ufficio studi di Confartigianato.
Nel secondo trimestre dell’anno le nostre vendite all’estero sono aumentate dello 0,4% rispetto al primo trimestre 2013.

A spingere il made in Italy sui mercati internazionali è il settore manifatturiero: nel primo semestre dell’anno dal nostro Paese sono volati nel mondo prodotti per un valore di 178.015 milioni di euro, con un aumento di 55 milioni (+ 0,4%) rispetto a giugno 2012.
I territori italiani sono stati protagonisti della corsa sui mercati internazionali tra il primo semestre 2012 e giugno 2013. Al vertice della classifica regionale per l’aumento di esportazioni si collocano le Marche, con una crescita del 12,7% dell’export. Secondo posto al Lazio che registra un incremento del 7,9% e terza posizione per il Piemonte che fa segnare un + 2,1%. Il calo più vistoso dell’export si registra in Sicilia, con una perdita del 17,9% delle vendite all’estero.
A livello provinciale la migliore performance è quella di Firenze che, tra giugno 2012 e giugno 2013, ha visto crescere le esportazioni del 14,3%. Un aumento cui hanno contribuito soprattutto le vendite di macchinari e attrezzature, aumentate del 39,4%, di capi d’abbigliamento (+13,1%), di prodotti in pelle (+8,7%). Al secondo posto della classifica provinciale per il maggiore incremento di export si colloca Roma (+10,1%), segue Torino con un aumento del 5,4%.
In termini assoluti, la leadership regionale per il maggiore valore di beni manifatturieri esportati, pari a 52.384 milioni di euro, è della Lombardia. Seguono il Veneto, con 25.074 milioni di euro, e l’Emilia Romagna 24.701 milioni. A livello provinciale prima posizione per Milano con 17.856 milioni di esportazioni, seguita da Torino con 9.536 milioni e da Vicenza con 7.594 milioni di euro.
Nel primo semestre del 2013, il 53,8% dei nostri prodotti manifatturieri ha raggiunto i mercati dell’Unione Europea, dove però le vendite hanno fatto registrare un calo del 3,1%, e il restante 46,2% è stato venduto nel resto del mondo con una crescita del 2,6%.
Tra i nostri migliori ‘clienti’ nel mondo spicca l’Africa dove, a giugno 2013, le vendite dei prodotti manifatturieri made in Italy sono aumentate del 9,2% rispetto al secondo semestre 2012. Segue l’Asia con un incremento del 5,4% del nostro export manifatturiero. Battuta d’arresto invece per l’export verso l’America dove le nostre esportazioni sono calate dell’1%.
“I nostri dati – sottolinea il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli - confermano che l’Italia non è soltanto terra di conquista per gli altri Paesi. Le nostre imprese sanno conquistare i mercati esteri con l’alta qualità di prodotti made in Italy che nascono in larga parte nell’artigianato e nelle piccole aziende ben radicate nei territori italiani. E, anche grazie alle nuove tecnologie abilitanti, le piccole aziende riescono a superare limiti e vincoli, diventano sempre più imprese globali. Ma dobbiamo fare di più per preservare e valorizzare questo nostro modello produttivo. Occorre offrire ai piccoli imprenditori gli strumenti per aggregarsi e fare massa critica affinchè possano continuare a portare nel mondo l’eccellenza della manifattura italiana”.

venerdì 19 ottobre 2012

Italia peggiore nell’Ue per donne inattive: 48,5%. Record negativo in Campania: occupato solo il 20,4% delle donne. Ma primato positivo in Ue per imprese ‘rosa’: 1.565.400 Il welfare non aiuta il lavoro femminile: spesa pubblica per famiglia solo 4,6% del totale



In Italia la partecipazione femminile al mercato del lavoro rimane tra le più basse d’Europa. Il tasso di inattività delle donne nel nostro Paese è del 48,5%, a fronte della media Ue del 35,1%. Peggio di noi fa soltanto Malta con un tasso del 55,9%.
Il dato emerge dall’Osservatorio sull’imprenditoria femminile curato dall’Ufficio studi di Confartigianato e presentato alla 14° Convention di Donne Impresa Confartigianato organizzata ieri e oggi a Roma.
Per l’occupazione femminile le cose peggiorano, e di molto, nelle regioni del Mezzogiorno dove, in media, lavora una donna su quattro: la Campania fa registrare il record per il più basso tasso di occupazione femminile, 20,4%, uguale a quello del Pakistan e di poco superiore a quello del Libano, dello Yemen e della Mauritania. Seguono la Sicilia, con un tasso di occupazione femminile del 22,1%, la Puglia (22,7%), la Calabria con il 23,3%.
Sul versante opposto della classifica vi è la Provincia Autonoma di Bolzano, il territorio italiano con il tasso di occupazione femminile più alto, pari al 63%, al secondo posto l’Emilia-Romagna con il 60,9% e terza nella classifica delle regioni più virtuose la Valle d’Aosta con il 60,8%.
A livello provinciale la maglia nera va a Napoli, dove il tasso di inattività delle donne è del 72%. Seguono Caserta con il 70,7% e Foggia (70,4%). Ravenna, invece, conquista il primato positivo della provincia con la più bassa percentuale di donne inattive: 30,8%. Seguono Bologna con il 32,1% e Ferrara con  il 33,1%.
A tenere distanti le donne dal mondo del lavoro vi è soprattutto il basso investimento in quei servizi di welfare che dovrebbero favorire la conciliazione tra attività professionali e cura della famiglia.
Anche in questo caso il nostro Paese è nelle posizioni peggiori della classifica europea.
Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato, la spesa pubblica per la famiglia è stata nel 2011 pari a 20,7 miliardi, pari al 4,6% dei 449,9 miliardi di spesa totale per la protezione sociale. Nel periodo 2007-2011 la spesa per la famiglia è la componente delle prestazioni di welfare che è cresciuta meno: l’incremento è stato di 1,3 miliardi, pari al + 6,9%, vale a dire la metà rispetto all’aumento della spesa complessiva per il welfare in Italia.
Pur in un contesto così problematico per il lavoro femminile, l’Italia mantiene però la leadership in Europa per il maggior numero di imprenditrici e lavoratrici autonome: 1.565.400, pari al 16,4 delle donne occupate nel nostro Paese, rispetto alla media europea del 10,3%. In particolare le imprenditrici artigiane sono 367.895.